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giovedì, maggio 03, 2007

#SICUREZZA PRIVATA

Gli abitanti dei bassifondi di Rio de Janeiro hanno incaricato delle società di protezione illegali, che agiscono per profitto e che operano nel mercato nero, al fine di mantenere quel livello di sicurezza che il potere statale brasiliano non è più in grado di assicurare.

Non credo che questi “imprenditori” si ispirino ai principi libertari, tuttavia il fenomeno è ugualmente interessante.

Come anarchico di mercato, mi guardo bene dal dipingere come eroica una qualsiasi impresa illegale poiché sono perfettamente consapevole che ogni gruppo organizzato, nella situazione di un nascente sviluppo del mercato della sicurezza, può facilmente trasformarsi in banda criminale (secondo la teoria libertaria, non secondo la legislazione di stato) dedita al racket e all’estorsione, se non addirittura in vera e propria squadra della morte. Ciò nonostante, quel che sta avvenendo in Brasile è perlomeno indicativo (per ora) di come la contro-economia sia in grado di fornire i servizi che lo stato non riesce a garantire.

Da notare che le società di sicurezza non sono interessate agli spacciatori di droga in quanto tali e ad impedire i loro traffici. Proteggono semplicemente i loro clienti e le loro proprietà. Fin che le cose stanno così, questi a mio avviso sono i “buoni” malgrado agiscano illegalmente (anche se col placet del sindaco e, par di capire, del presidente Luiz Inacio Lula da Silva).

Benché l’Alternative Dispute Resolution sia in Italia una realtà recente, su cui lo stato non ha tardato a posare le sgrinfie, un caso come quello brasiliano può anche suggerire una soluzione di mercato per bypassare la regolamentazione statale che ne mortifica notevolmente la funzione.

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