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lunedì, luglio 02, 2007

#LA GRANDE BUFALA AMBIENTALE

Sul forum di Pol, in un thread in cui si parlava di Global Warming, ad un certo punto un utente chiede quale sarebbe la soluzione libertaria al problema. Come spesso accade in quella community si va volentieri OT, pertanto il mio tentativo di rientrare nei ranghi si è sublimato in questa risposta:

premetto di non averne una pronta all’uso [risposta al problema], come non ce l’hanno gli esperti fissati col Protocollo di Kyoto il quale, come tu stesso ammetti, al massimo può “predisporre il pensiero”. Ciò che mi distingue da loro - fra loro metto anche te, se non ti dispiace - però sono due fattori:

a) in quanto individualista metodologico non credo sia possibile predisporre il pensiero per il semplice fatto che, come scritto al post precedente, ho della società una concezione nominalistica. Società è un insieme di individui, una somma e nulla più di mentalità, attitudini, comportamenti e obiettivi differenti. La società, in quanto tale, non pensa e non agisce.

b) ritenendo l’attività antropica non responsabile del climate-change, non mi si può chiedere una soluzione fondata su questa premessa. Se la diagnosi è sbagliata con buona probabilità lo sarà anche la cura.

Non nego tuttavia vi siano alcune questioni su cui i non-libertari possono sfidarci per tentare di dipingerci come una “conventicola” priva di una filosofia coerente: “Su, intelligentoni: un’asteroide sta per colpire il pianeta, abbiamo tre giorni di tempo prima dell’impatto. Come gestisce una situazione simile la società libertaria? Eh, avanti, sentiamo…” .
Che volete che vi dica? Così, di primo acchito mi viene in mente una citazione abbastanza divertente. Non so di chi sia ma più o meno dice: “Non so come la società libertaria gestirebbe la faccenda, so solo che la gestirebbe meglio di quanto farebbe lo stato.”
Poi rifletto e mi chiedo: “Come la gestirebbe la società socialista? O quella fascista? E quella monarchica?”.

Detto questo, proverò ad essere più specifico ed inizierò accettando il fatto che il riscaldamento globale sia dovuto ad attività antropiche e che tutte le previsioni funeste con cui i mezzi di comunicazione ci terrorizzano si realizzeranno. Ciò non significa che accetti quelle premesse e quell’epilogo, ma è l’unico modo che mi viene in mente per bypassare momentaneamente la disputa su “è vero”, “no, non è vero”. Preciso però che anche se accettassi quelle premesse, riterrei l’unico approccio sensato per l’umanità nei confronti del global warming quello di adottare una filosofia fondata su principi libertari. Ed in seguito vedremo perché.

Il futuro di molte economie nazionali, dei paesi a basso tasso di sviluppo come delle restanti località costiere, ed infine dell’intero pianeta, è dipinto dagli “esperti” a tinte foschissime.
Ma i secoli venturi saranno funesti anche per gli individui liberi? Ho l’impressione che il G.W. sia molto più pericoloso per gli stati, per i politici ed i governi di quanto lo sia per gli individui, specialmente se gli individui fossero davvero liberi.

Un recente rapporto governativo USA sul riscaldamento globale preannuncia com’è da aspettarsi il consueto innalzamento del livello del mare, l’inondazione costiera, la desertificazione continentale e tutte le altre cose a cui i mezzi di comunicazione ci hanno abituato, ma prevede anche stagioni di crescita delle coltivazioni più lunghe nei climi più freddi ed una produzione di cibo meno costosa e più abbondante nelle aree che adesso sono scarsamente produttive.

Uno stralcio del rapporto:

Gli effetti della variabilità del clima ed i cambiamenti che questi rifletteranno sull’agricoltura americana dipenderanno in modo critico dai cambiamenti nella produttività agricola in altre aree i quali potrebbero determinare un mutamento nel rapporto domanda/offerta di cibo a livello internazionale. I cambiamenti indotti dal clima nei processi di produzione di energia elettrica, nei trasporti e nell’uso delle risorse d’acqua disponibili per le città e l’agricoltura potrebbero far sorgere delicate questioni diplomatiche sia con il Canada che con il Messico.


Da notare che il problema posto dalla relazione non è quello dell’umanità privata di cibo, acqua ed energia: la questione è che questi beni potrebbero essere prodotti da altrove e non più negli usa.
Insomma, il riscaldamento globale non predice la distruzione della specie umana. Si presta invece ad essere interpretato come un campanello d’allarme che esorta i politici a trovare una soluzione al possibile scenario in cui essi non potranno più contare sulla confisca della ricchezza all’interno dei rispettivi confini statuali.

Questo non per dire che il riscaldamento globale non produrrà effetti tumultuosi (sempre ammesso e non concesso che gli “esperti” abbiano ragione). Gli effetti potrebbero essere enormi e il mondo molto diverso tra 50-100 anni da come lo conosciamo oggi.
Tuttavia, gli umani sono esseri altamente capaci di adattarsi alle condizioni ambientali e, se lasciati liberi in un mercato libero, si adatteranno, guadagneranno e prospereranno abbastanza facilmente quasi in ogni circostanza.

I maggiori problemi si avranno con i governi che limiteranno o impediranno la migrazione dai luoghi meno produttivi a quelli che nel frattempo saranno diventati produttivi (e qui sarà divertente vedere l’homesteading in azione).
Come individuo, ognuno può andare dove maggiori sono le opportunità di sopravvivenza, cosa che non possono fare gli stati.
Col G.W., in buona sostanza, ci sono tante opportunità per gli individui quante sono le minacce per i governi. I problemi, infatti, sorgeranno con quei governi che vedranno il loro PIL minacciato dai cambiamenti nei processi produttivi e che vivranno nel timore che i loro flussi di reddito si interrompano. Da questi soggetti ci si può tranquillamente aspettare che siano disposti a tutto pur di arginare perdite inevitabili.

Spenderanno montagne soldi in strutture tanto imponenti quanto inutili al fine di proteggere le città costiere, ovviamente coi soldi di chi vive nell’entroterra. Decreteranno per legge forzature dei mercati con l'obiettivo di produrre ogni genere di cosa inutile determinando l’aumento dei prezzi ed infine l’uscita dal mercato di quei beni. Prenderanno “seri provvedimenti” riguardo alla libertà individuale: la libertà di movimento, la libertà negli scambi commerciali. Rimetteranno mano ad ogni genere di trattato e accordo internazionale, col il nobile intento di “riformare”, “attualizzare” “affrontare l’emergenza”: il risultato sarà che quei governi continueranno a mantenere il loro potere ed il loro reddito finché sarà possibile, a spese delle persone che in cambio otterranno il gran vantaggio di essere più limitate, costrette, coartate e soggiogate nella loro libertà. Tutto questo nel nome della “Guerra al Global Warming”.

Non c’è bisogno di essere cospirazionisti per prevedere quest’esito. Io non lo sono e i complottardi hanno sempre suscitato in me un misto di noia-tenerezza-irritazione. In fondo, non c’è nemmeno bisogno di una cospirazione affinché tutto questo accada: è solo il risultato ineluttabile del modo di operare degli stati.

Attualmente non ci sono McDonald al polo sud, ma si può scommettere che anche il polo sud, non appena diventerà comodamente abitabile, avrà le sue catene di fast-food; forse realizzate da qualcuno che un tempo le gestiva a Madrid o in California, prima che Madrid e la California diventassero deserti invivibili.
Noi, come individui, non avremo grossi problemi finché potremo contare sulla libertà per cui i libertari si sono tanto spesi. Il mercato creerebbe le opportunità e ci consentirebbe di avvantaggiarcene. Probabilmente lo farebbe prima che i politici, così lontani dalla realtà, ne prendano atto. Tutto quello che ci rimarrebbe da fare sarebbe rispettare i diritti naturali altrui e buttare a mare quei vecchi armamentari degli stati-nazione, cercando di non farci sfuggire le opportunità che ci vengono presentate. Sfortunatamente, più le cose cambiano e più rapporti degli “esperti” vengono resi pubblici, più i governi di tutto il mondo faranno quanto in loro potere per non consentirci di sopravvivere. E questa, in ultima analisi, è la vera catastrofe.

2 Comments:

Blogger Paxtibi said...

Commento davvero lucido su un argomento "caldo" (:-)).

E non è l'unico, sto leggendo a ritroso anche gli altri, complimenti!

7:54 PM  
Blogger H.I.M. said...

grazie.

9:29 AM  

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