#PROPRIETÀ INTELLETTUALE: DIRITTO NATURALE?

Che dire allora di copyright e brevetti? Sono diritti naturali? No, e la risposta altrettanto lapalissiana è che per proteggerli (quindi amministrarli) si deve intervenire coercitivamente: l’iniziativa individuale non basta. Non solo, ma come può un diritto naturale essere concesso ad un solo uomo? Difatti, se io inventore della ruota, non potessi godere del mio ingegno solo perché un altro uomo che io non conosco dall’altra parte del pianeta ha avuto la stessa idea e l’ha registrata, significherebbe riconoscere solo a quell’uomo il diritto di usufruire di quell’idea. Sarebbe insomma, una violazione della mia autonomia e della mia facoltà intellettuale.
Inoltre, il regime di non-concorrenza delle idee che si instaura con il riconoscimento dei diritti di proprietà intellettuale è decisamente l’opposto di quello che avviene per la proprietà materiale, dove la produzione di beni è di fatto una competizione tra soggetti simili che si contendono una parte del mercato. Per finire, la tutela dei diritti di proprietà intellettuale, non tiene conto delle molteplici soluzioni strategiche, comunicative e contrattuali che oggigiorno consentono il posizionamento sul mercato di beni pressoché uguali, ma con differenti “indentità”. Insomma, in una società di mercato, è possibile valutare in denaro beni identici ma collocati diversamente, perchè impedirlo?
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