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mercoledì, luglio 11, 2007

#PROPRIETÀ INTELLETTUALE E SCARSITÀ

Sentiamo cosa dice Tucker in merito alla proprietà intellettuale. No, non Benjamin R. Tucker sul cui pensiero riguardo al copyright Mingardi e Piombini hanno pubblicato un libro dall'esaustivo titolo "Copia pure". Mi riferisco a Jeffrey Tucker, il vice direttore editoriale del Mises Institute:


“Qualcuno potrebbe obiettare che proteggere la proprietà intellettuale non sia diverso da proteggere la proprietà privata in generale. Non è cosí. La proprietà privata è scarsa. La proprietà intellettuale invece non lo è, come spiega Stephan Kinsella. Immagini, idee, suoni e la disposizione dei caratteri su una pagina: questi soggetti possono essere riprodotti infinitamente. Per tale ragione non si può pensare che essi possano essere posseduti. Non consentire di fare qualcosa in un mercato libero significa usare la violenza nel tentativo di creare scarsità artificiali."

26 Comments:

Blogger J.A. said...

Mah. Sono molto perplesso. Copiare è ben diverso da rubare, ma non riesco a considerarlo come lecito sempre e comunque. Credo che la cosa migliore sia considerare la proprietà intellettuale come una proprietà a tempo e che ci si accordi sulla "data di scadenza" di tale proprietà. Per una canzone, ad esempio, a mio avviso 10 anni sono un periodo più che sufficiente per godere dei benefici della propria opera.
Questo dal punto di vista pragmatico, in linea di principio, invece, non so proprio decidermi su quale sia la "cosa giusta".
JA

2:39 PM  
Blogger H.I.M. said...

Eviterei il piano pragmatico in quanto, a mio parere, si presta a una lettura fin troppo discrezionale e arbitraria.
Sul piano del principio, invece, volendo ragionare in termini utilitaristici diciamo che tutelando la proprietà intellettuale le esternalità negative superano di gran lunga quelle positive, che francamente non vedo.
Penso alla loading bar del computer, ogni applcazione le usa, compreso l's.o. Se chi l'ha inventata potesse rivalersi su tutti noi, il mondo potrebbe essere messo in serie difficoltà in breve tempo. Cosa dire poi della proprietà intellettuale applicata ai nostri geni?
Al contrario, ragionando in modo a me più affine, quello giusnaturalistico, non vedo a cosa possa appellarsi l'invocazione alla difesa della p.i..
Un diritto naturale si qualifica come tale se è, appunto, riconoscibile in natura.
La proprietà materiale, difatti, la puoi difendere tu stesso o investendo risorse a questo scopo.
La p.i., invece, non si può proteggere né gestire senza ricorrere alla coercizione, violando quindi l'autonomia intelettuale degli individui.
Senza contare che la scarsa competizione di idee provocata dalla tutela della p.i. è l'oppposto di ciò che rappresenta l'optimum del mercato, cioè la libera concorrenza.
Inoltre, come già ho scritto tempo fa, le strategie di comunicazione e contrattuali oggigiorno sono talmente affinate che le possibilità di posizionamento sul mercato di beni (e idee) sono pressoché illimitate, non riesco davvero a cogliere la ragione per cui non consentirlo.

7:21 PM  
Anonymous Rodrigo said...

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3:43 AM  
Anonymous Astrolabio said...

non penso proprio che la proprietà intellettuale sia una risorsa illimitata, non è come l'aria, che basta respirare e ce l'hai, scrivere un romanzo o girare un film prevedono dei costi. la pellicola non si impressiona da sola.

datto questo, coem nasce la proprietà intellettuale da un punto di vista giusnaturalistico?

poniamo che io compri un quaderno sul quale manoscrivo un romanzo, lo do in lettura ad un editore con un piccolo precontratto in cui si impegna a non copiarlo e a mantenerlo segreto, adesso, l'editore è vincolato contrattualmente a non fare nulla di simile a una pubblicazione, il romanzo gli piace, decide di pubblicarlo, siccome è vincolato dovrà discutere con me autore della pubblicazione, si scrive un'altro contratto in cui io autore vendo il manoscritto all'editore in cambio di una somma pattuita, senza riserve come segretezza e copiatura.

ovviamente l'editore ha tutto l'interesse a mantenre il vantaggio di mercato che consegue ad essere l'unico distribuitore dell'opera, come fare? come la distribuisce senza perdere l'investimento fatto comprando il manoscritto (che se non fosse stato un prodotto potenziale peraltro magari non sarebbe esistito)?

basta riservarsi i diritti di copia, ovvero, qualcuno arriva, compra il livro, e sul contratto di vendita ci si scrive che chi legge non copierà parti del libro senza il permesso dell'editore.

chiunque in quel caso avesse una copia "pirata" sarebbe conscio che molto probabilmente alla sua origine vi è la violazione di un contratto, comunque se copio una copia pirata in teoria non commetto illecito l'editore dovrebbe rivalersi sul primo che ha copiato l'originale.

11:09 AM  
Blogger H.I.M. said...

Messa così si rischia di fare confusione tra proprietà privata dei mezzi per realizzare un'idea e la "propiretà intellettuale" su quell'idea.

Ma uscendo da questa logica, proviamo a immaginare il caso in cui io impari a memoria il contenuto del libro e lo vada raccontando a chiunque incontri.
Proibirmi di farlo non lede la mia libertà di pensiero e di espressione? e se in seguito decido di pubblicare quel racconto impiegando mie risorse? (denaro per acquistare carta, inchiostro etc). Si può dire che questa sia proprietà di qualcun altro oltre me?

Mi spiace non poter replicare più nel dettaglio e mi scuso anche di aver visto il commento solo ora, purtroppo sono giornate infernali e per riuscire ad andare in ferie senza l'angoscia per aver lasciato lavoro arretrato non trovo il tempo neanche per dire bau!

8:53 AM  
Anonymous libertyfighter said...

Sai H.I.M.
Sono abbastanza daccordo con te.
Altrimenti, se io esprimo una idea in piazza e qualcun altro la sfrutta per produrre qualcosa, io potrei rivalermi sul fatto che quella cosa l'ho pensata....
Dal punto di vista pratico, la proprietà intellettuale esiste fino a che non divulghi il tutto.
Quando Mozart riscriveva tutte le opere che ascoltava, una volta arrivato a casa, qualcuno poteva imputargli di aver rubato qualcosa??
Per quanto riguarda una canzone, piuttosto che il diritto d'autore, il cantante vende se stesso ai concerti, la canzone è più un mezzo con il quale vende se stesso.
Il discorso si fa più complicato per film o prodotti software....
Ma non ho ancora trovato una visione coerente del tutto...

5:50 PM  
Blogger H.I.M. said...

anche per i film vale il discorso degli attori e (dei registi) che fanno film solo per vendere se stessi. Non è raro che star hollywoodiane non rivedano mai alcuni film che hanno fatto, tanto eano pietosi benché bombe da botteghino. In Italia poi difendere la proprietà intellettuale dei film nazionali ha del paradossale, dato che sono finanziati spesso con soldi pubblici. Nel caso del softwaare mi pare oramai fuori discussione che l'opensource, per quanto non esente da restrizioni legulee, non si sia dimostrato così lesivo dei diritti altrui, anzi direi che le opportunità di business che sta offrendo non abbiano bisogno di particolari commenti.

9:43 PM  
Anonymous Anonimo said...

Perche non:)

11:34 AM  
Anonymous Anonimo said...

good start

4:18 PM  
Anonymous Anonimo said...

La ringrazio per Blog intiresny

6:12 PM  
Anonymous Anonimo said...

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1:54 AM  
Anonymous Anonimo said...

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1:57 AM  
Anonymous Anonimo said...

quello che stavo cercando, grazie

2:00 AM  
Anonymous Anonimo said...

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2:02 AM  
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11:24 PM  
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1:53 PM  
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3:45 AM  
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9:24 PM  
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12:22 AM  
Anonymous Anonimo said...

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4:27 AM  
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8:33 PM  
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8:38 PM  
Anonymous Anonimo said...

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8:39 PM  
Anonymous Anonimo said...

leggere l'intero blog, pretty good

1:37 PM  
Anonymous Anonimo said...

I wish not approve on it. I think warm-hearted post. Particularly the designation attracted me to read the whole story.

12:22 PM  

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